CHE COS’E’ UN GIUBILEO STRAORDINARIO?

Posted onaprile 20, 2015 
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saint peter's basilica holy door

Il Giubileo ha origine nella tradizione ebraica e viene convocato per celebrare un evento particolare e per concedere grazie speciali. Nella Chiesa cattolica il primo risale al 1300.

Il Giubileo della Misericordia comincerà l’8 Dicembre 2015 e terminerà il 20 Novembre del 2016.

Il solenne inizio avrà luogo durante la solennità dell’Immacolata Concezione. Quel giorno sarà aperta la Porta Santa che dà accesso alla navata destra della Basilica di san Pietro.

L’ultimo Giubileo della Chiesa è stato proclamato da Papa san Giovanni Paolo II per commemorare i 2000 anni della nascita di Cristo.

Come hanno avuto inizio gli anni giubilari? La celebrazione del giubileo ha origine nel giudaismo: consisteva nella commemorazione di un anno sabatico che aveva un significato particolare e si teneva ogni 50 anni. Durante quell’anno si rimettevano in libertà gli schiavi, si restituivano le proprietà a coloro che le avevano perdute, si condonavano i debiti, le terre dovevano rimanere incolte e ci si riposava.

Nella Bibbia troviamo alcuni passi nei quali si menziona la celebrazione giudaica. La parola “giubileo” si ispira al termine ebraico yobel, che si riferisce al corno dell’agnello che serviva da strumento musicale. Giubileo ha anche una radice latina, “iubilum”, che sta a indicare un grido di gioia.

Nella tradizione cattolica, il Giubileo consiste nel fatto che per un anno sono concesse indulgenze ai fedeli che compiono determinate disposizioni ecclesiali stabilite dalla Santa Sede. Il Giubileo può essere ordinario o straordinario, come in questo caso. La Chiesa cattolica si è ispirata al giubileo ebraico, ma gli ha dato un senso più spirituale. Durante l’anno giubilare sono concesse le indulgenze e un perdono generale, e tutti sono invitati ad approfondire il rapporto personale con Dio e con il prossimo.

Il primo anno giubilare fu indetto nel 1300 da Papa Bonifacio VIII. Fu stabilito che i giubilei successivi fossero celebrati ogni 25 anni, in modo che ogni generazione ne celebri almeno uno nella propria vita.

Il rito iniziale del Giubileo consiste nell’apertura della Porta Santa della basilica di san Pietro. L’apertura della porta significa che si apre un cammino straordinario verso la salvezza. Il Papa deve colpire la porta con un piccolo martello per tre volte mentre dice: Aperite mihi portas justitiae, ingressus in eas confitebor Domino, “Aprite le porte della giustizia; entrando attraverso di essa confesserò il Signore”.

Quando le porte si aprono, s’intona il Te Deum e il Santo Padre attraverserà la porta insieme alle persone che lo accompagnano.

“L’ARTE DI FRANCESCO”

Posted onaprile 18, 2015 
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La mostra si propone di documentare ai massimi livelli qualitativi la produzione artistica di diretta matrice francescana (pittura, scultura, arti suntuarie) dal Duecento al Quattrocento e, nel contempo, di porre in evidenza la straordinaria attività evangelizzatrice dei francescani in Asia, dalla Terra Santa alla Cina, rievocandola anche con oggetti di eccezionale importanza storica e incomparabile suggestione. Tra questi, il corno ritenuto tradizionalmente quello donato al Santo dal Sultano d’Egitto al-Malik al-Kamil nel 1219 a Damietta (Egitto) in occasione del loro incontro e conservato in Assisi nella Cappella delle reliquie della basilica di San Francesco.

Occorre sottolineare che i capolavori d’arte sono presentati in mostra non soltanto dal punto di vista della loro iconografia francescana, ma in primo luogo per il fatto di essere il frutto della committenza dei frati francescani, per il tramite delle loro più prestigiose fondazioni chiesastiche e conventuali, nonché per opera di privati cittadini particolarmente devoti del Serafico e dei suoi più diretti seguaci, quali ad esempio, Santa Chiara, San Bonaventura, Sant’Antonio da Padova, San Bernardino.

Di particolare interesse si rivela la sezione che ospita alcune fra le più antiche immagini devozionali del santo di Assisi, che tramandano gli episodi più famosi della sua agiografia. Oltre alle celebri tavole cuspidate di Pisa (Museo Nazionale di San Matteo) – oggi riferita dai più a Giunta – e di Firenze (sull’altare della Cappella Bardi in Santa Croce) – attribuita a Coppo di Marcovaldo – sarà presente in mostra quella analoga del Museo Civico di Pistoia e il San Francesco con due storie della sua vita e due miracoli post mortem attribuito a Gilio di Pietro (Orte, Museo Diocesano), restaurata appositamente per l’esposizione.

Una sezione è dedicata anche alle “Epistoles et relationes”, che rivelano i segni delle missioni guidate dai francescani nei territori d’Oriente.

Fino all’11 Ottobre 2015
Galleria dell’Accademia, via B. Ricasoli, 58/60 – Firenze
Orario: martedì-domenica 8.15/18.50
Per informazioni: 
www.unannoadarte.it/artedifrancesco/main

“SCULTURE PREZIOSE”

Posted onmarzo 30, 2015 
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La mostra propone una rassegna di sculture in materiali preziosi (argento, bronzo, rame dorato) raffiguranti busti, teste, piccole statue, prevalentemente impiegati come reliquiari, oltre a croci, vasi sacri e suppellettili la cui decorazione privilegi il rilievo e la microscultura figurativa.

Finalità dell’evento è di presentare opere custodite nelle sacrestie o conservate nelle raccolte diocesane, e dunque in gran parte sconosciute, al fine di rendere note secolari testimonianze di fede e straordinari capolavori di grandi artefici per la munificenza di committenti religiosi e laici.

Le opere, appartenenti in prevalenza alle Diocesi laziali, oltre che alle Abbazie di Casamari e di Montecassino, ad alcuni Istituti religiosi, ad alcuni Comuni e al Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno, sono state individuate tramite una ricerca preliminare negli Archivi Catalogo e Fotografico della Soprintendenza e tramite il materiale elaborato nel corso della catalogazione curata dalla CEI.

Le opere scelte coprono un arco temporale che va dal XIV al XVIII secolo, fornendo una campionatura significativa sia di quanto realizzato nell’ambito delle ‘arti preziose’ locali – dal tardo-medioevo al tardo-barocco – sia nell’ambito del patrimonio costituito dalle  opere giunte da culture artistiche diverse.

La scelta dei pezzi ha privilegiato la grande qualità, evitando opere seriali o di modesto artigianato, per avvalorare l’ambizioso titolo della manifestazione e mettere in luce l’operato di grandi artefici, talvolta anonimi, sempre all’altezza di interpretare le istanze della grande cultura figurativa della loro epoca.
Fino al 30 Giugno 2015
Braccio di Carlo Magno. p.zza San Pietro – Città del Vaticano
Orario: 10-19

FAMIGLIE FRAGILI E FERITE

Posted onmarzo 25, 2015 
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Alla fine di Gennaio si è svolto a Roma un Congresso organizzato dal Pontificio Consiglio per la famiglia: “Rileggere il Sinodo straordinario sulla famiglia”, a cui hanno partecipato i rappresentanti di 80 movimenti e associazioni di 28 paesi dei 5 continenti.
Il Presidente del Consiglio per la famiglia, l’Arcivescovo Vincenzo Paglia, in un’intervista, ha sottolineato che “in un mondo in cui imperano l’individualismo e le disuguaglianze sociali, la Chiesa deve riscoprire la responsabilità di annunciare la famiglia come una buona notizia. La cultura contemporanea ha messo al margine la famiglia tanto che i giovani preferiscono rimandarla…”.

Nella relazione introduttiva “L’ascolto, il contesto e le sfide sulla famiglia”, Francesco Belletti, Presidente del Forum delle Associazioni familiari, ha esordito richiamando la necessità di “raccontare in positivo la famiglia” Secondo la sua opinione, anche il Sinodo è sembrato, a volte, concentrarsi troppo su “quello che non va” anziché rappresentare prima di tutto la bellezza e la gioia di tante famiglie, come per altro la stessa Relatio Synodi, il documento finale del Sinodo Straordinario, sottolinea quando afferma che è necessario (n. 37) “un rinnovamento della prassi pastorale alla luce del Vangelo della famiglia, superando le ottiche individualistiche che ancora la caratterizzano. Per questo si è più volte insistito sul rinnovamento della formazione dei presbiteri, dei diaconi, dei catechisti e degli altri operatori pastorali mediante un maggior coinvolgimento delle stesse famiglie”.

Il Vescovo Nunzio Galantino, Segretario Generale della CEI, ha affermato che “l’antropologia familiare oggi non ammette nostalgie del passato né fughe in avanti”. È cambiata la terminologia relativa alla famiglia; nel Sinodo straordinario si sono moltiplicati gli accenni alle famiglie “fragili e ferite”, come si legge nell’Evangelii gaudium.

Don Paolo Gentili ha sostenuto che “ la famiglia non è un’ideologia e, prendersene cura richiede la capacità di riattualizzare i principi di sempre con la flessibilità richiesta dalle emergenze di oggi”.

Uno dei compiti fondamentali della nuova pastorale dovrà essere l’impegno a far sì che le famiglie, in numero sempre maggiore, diventino soggetto partecipe e attivo della Pastorale stessa con responsabilità e competenze specifiche.

di M. Rosaria Bottegal

“MATER. PERCORSI SIMBOLICI SULLA MATERNITA'”

Posted onmarzo 22, 2015 
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La mostra si propone di esplorare l’aspetto sacrale e archetipico della maternità e il suo ruolo fondamentale nella cultura mediterranea attraverso una selezione di capolavori archeologici e artistici (da Rosso Fiorentino, Pinturicchio, Veronese, Moretto, ad Hayez, Casorati, Ernst, Giacometti, fino a Michelangelo Pistoletto e Bill Viola) con opere, provenienti da oltre 70 importanti musei e collezioni italiane.

Il racconto, creato dai capolavori di ogni epoca sul tema del grande mistero della maternità, attraverso 170 opere, s’interrogherà su quanto il valore della procreazione e la responsabilità della crescita abbiano rappresentato e continuino a rappresentare nella vita di ogni essere umano. Il percorso espositivo accompagna il visitatore attraverso i simboli della maternità, in quel territorio dove il pensiero incontra la tecnica, i colori, il disegno e in cui nulla deve avere limiti creando uno spazio in cui il visitatore possa ritrovare la propria profonda ed esclusiva interpretazione.

Suddivisa in quattro ampie sezioni, la rassegna prende le mosse dalle antichissime raffigurazioni delle Grandi Madri steatopigie per arrivare alla rappresentazione artistica della maternità dopo il Concilio di Nicea nel 325 d.C (quando Maria fu riconosciuta quale madre di Dio) fino alle moderne interpretazioni, alcune anche dissacranti.

Fino al 28 Giugno 2015
Palazzo del Governatore, Piazza Garibaldi  2 – Parma
Orario: martedì, mercoledì, giovedì, venerdì e domenica 10.00- 20.00; sabato 10.00 – 23.00
Per informazioni: www.mostramaterparma.it

LA QUARESIMA SECONDO SANT’AGOSTINO

Posted onmarzo 18, 2015 
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Insegna sant’Agostino: “Il cristiano anche negli altri tempi dell’anno deve essere fervoroso nelle preghiere, nei digiuni e nelle elemosine. Tuttavia, questo tempo solenne deve stimolare anche coloro che negli altri giorni sono pigri in queste cose. Ma, anche, quelli che negli altri giorni sono solleciti nel fare queste opere buone, ora le debbono compiere con più fervore. La vita che trascorriamo in questo mondo è il tempo della nostra umiltà ed è simboleggiata da questi giorni nei quali il Cristo Signore, il quale ha sofferto morendo per noi una volta per sempre, sembra che ritorni ogni anno a soffrire. Infatti, ciò che è stato fatto una sola volta per sempre, perché la nostra vita si rinnovasse, lo si celebra tutti gli anni per richiamarlo alla memoria. Se pertanto dobbiamo essere umili di cuore con tutta la forza di una pietà assolutamente verace per tutto il tempo di questo nostro pellegrinaggio, durante il quale viviamo in mezzo a tentazioni: quanto più dobbiamo esserlo in questi giorni nei quali non solo, vivendo, stiamo trascorrendo questo tempo della nostra umiltà, ma lo simboleggiamo anche con un’apposita celebrazione. L’umiltà di Cristo ci ha insegnato a essere umili: nella morte, infatti, si sottomise ai peccatori; la glorificazione di Cristo glorifica anche noi: con la risurrezione, infatti, ha preceduto i suoi fedeli. Se noi siamo morti con lui ‒ dice l’Apostolo ‒ vivremo pure con lui; se perseveriamo, regneremo anche insieme con lui (2 Tm 2, 11-12)”.

sant’Agostino d’Ippona
, Sermoni, 206

“MARCIA PER LA VITA 2015″

Posted onmarzo 11, 2015 
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Da alcune settimane La Repubblica, il giornale che rappresenta nel nostro Paese il “nucleo incursore” di quella cultura libertaria e relativista che mortifica la dignità della persona umana, sta conducendo una campagna a favore dell’eutanasia. La tesi che viene esposta – funzionale alla dichiarata necessità che il Parlamento adotti una legge sul fine vita – è che la pratica eutanasica è di fatto generalizzata negli ospedali. Si tratterebbe – solo – di renderla legale. Si giunge addirittura ad affermare – lo ha fatto lo scienziato Umberto Veronesi – che l’eutanasia dovrebbe essere estesa anche ai casi di disagio psichico, oltre che ai malati terminali.

È la stessa “tecnica” adottata quasi 40 anni fa, quando fu introdotta la 194, la legge omicida sull’aborto. Anche allora, operò una lobby organizzatissima, che aprì la prima breccia in una delle tante battaglie di quella vera guerra di sterminio condotta, nella cultura e nella legislazione italiana, via via contro tutti i fondamenti ed i capisaldi della legge naturale – attaccati in progressione graduale – ed in specie contro la famiglia e la società. Finora: rivoluzione sessuale; divorzio; contraccezione; aborto; fecondazione assistita; ideologia omosessualista; eutanasia; antiproibizionismo in materia di droga. E domani? L’eutanasia, l’infanticidio, la pedofilia e l’incesto sono alle porte se non si reagisce con decisione in difesa della vita e della famiglia.

La Marcia per la Vita è un’occasione per manifestare la nostra opposizione al processo di degrado culturale e morale che ci aggredisce. In particolare la Marcia per la Vita, che si terrà a Roma il 10 maggio, con partenza da Castel Sant’Angelo alle ore 14.00, si pone l’obiettivo di dare a tutti gli uomini e le donne di buona volontà la possibilità di gridare a gran voce l’indisponibilità della vita, dal concepimento naturale alla morte naturale. Senza compromessi. L’altro obiettivo della Marcia per la Vita è: dimostrare, ancora una volta, com’è accaduto negli ultimi anni, che esiste un “popolo della vita” sempre più numeroso, che non si piega alla cultura dominante e che è consapevole della forza incoercibile dell’affermazione della Libertà e della Verità.

Per informazioni: www.marciaperlavita.it

“ISLAM POLITICO”

Posted onmarzo 9, 2015 
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L’ayatollah Khomeini diceva che “…l’Islam o è politico o non è”. Effettivamente la locuzione Islam politico è una tautologia, in quanto la religione musulmana è pervasiva sul consorzio umano; la militanza mira infatti all’instaurazione di una comunità teocratica che si sostituisce a quella civile, alla piena vigenza della Sharia, alla convergenza fra morale religiosa ed etica dello Stato. In realtà anche il Cristianesimo ha come obiettivo la trasformazione della società, ma diversamente, questo avviene dal basso, ovvero mediante un capillare rapporto individuale di confidenza e amicizia con il prossimo. Parafrasando un’efficace metafora di un Santo del Novecento, il cristiano è come un pesce nel mare inquinato, deve purificare l’acqua (fuor di metafora, l’ambiente) che è intorno a sé.

Il carattere politico dell’Islam è emerso con tutta evidenza nel 1979 con la rivoluzione in Iran: il popolo musulmano sembrò aver scelto di essere governato dall’Islam sciita, l’unica vera incarnazione della giustizia e della sapienza. Così la Primavera iraniana si impose sui fallimenti e sulle incertezze di quei movimenti più o meno direttamente ispirati dal pensiero di Sayyid Qttb, caratterizzato dalla commistione di elementi politici di stampo riformista e socialista con quelli che auspicavano un riscatto di matrice religiosa; questi movimenti avevano impresso nel XX secolo alterne vicende ai Paesi arabi, in particolare all’Egitto.

Successivamente, a prescindere dallo loro controversa genesi, le Primavere arabe, cominciate tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011, hanno esitato in un evidente Islam politico. Nel corso di quei tumulti è stata richiesta l’instaurazione di sistemi politici che, oltre a governare con giustizia, assicurassero libertà e democrazia, quasi a reclamare l’avvento di quell’Illuminismo che ha segnato così profondamente l’Occidente e che è mancato nella storia arabo-islamica. Nella pretesa di questi diritti, non si potevano avere come modello le democrazie occidentali, da sempre considerate corrotte e lontane da valori spirituali e religiosi. Il nuovo Stato non poteva che essere fondato su una piena applicazione dei valori dell’Islam, considerati gli unici in grado di assicurare un regime perfetto, oltre che giusto.

Che valore hanno queste considerazioni? Se si sceglie la via del dialogo è necessario conoscere il proprio interlocutore e spogliarsi delle tentazioni etnocentriche che spingono verso un’emotiva e indimostrata superiorità dell’Occidente. Nello stesso tempo il confronto necessita della disponibilità al dialogo dell’altra parte; non ci può essere dialogo con l’Isis, come, più in generale con il fondamentalismo spinto e violento, animato da un cieco fanatismo. La scelta del dialogo è un’opzione opportunistica, non solo etica: nessuno sulla terra è autosufficiente.

Roberto Rapaccini

“IL FUOCO E LA BREZZA DEL VENTO”

Posted onmarzo 2, 2015 
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Il rapporto tra le narrazioni cinematografiche e le forme, gli stili, le dinamiche della preghiera presenta da sempre più difficoltà che consonanze. Non sfugge a nessuno: l’occhio della cinepresa non coincide solamente con lo sguardo pudico del regista, è anche la finestra impolverata dello spettatore, quando non diventa il buco della serratura del moderno consumatore, che spia fra le pieghe, i conflitti, le gioie e le disperazioni dell’orante ripreso. Questo libro si propone come riflessione e sguardo circa il rapporto tra la settima arte e la preghiera, momento intimo, ma non privato, del rapporto tra Dio e l’uomo. Una meditazione articolata e profonda la cui lettura, almeno come speranza, comporta un ritrovato bisogno di andare al cinema con occhi nuovi. Per uscire di sala con la mente un po’ più fresca e la vita un po’ più animata da uno spirito di fiducia. Proprio come quel giorno sul Tabor…

Gli autori
Dario Cornati è docente dal 1991 di Teodicea, Ermeneutica ed Estetica. Dal 2000 assume l’insegnamento di Metafisica, di Antropologia e di Fenomenologia della Religione presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Milano. Dall’ottobre 2003 è docente di Metafisica e di Antropologia presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale. Nel 2013 è docente stabile presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Mantova, in Antropologia/Metafisica. Membro ufficiale del Centro di Studi blondeliani all’Istituto Giovanni Paolo II di Roma, nonché assistente spirituale della Famiglia Vincenziana e delle Conferenze vincenziane in Milano. Tra le sue pubblicazioni si ricordano: Ontologia dell’Assoluto affettivo. Linee di un’ontologia della vita di Dio e di un’antropologia dei legami (2010); Secolarità e mistero della croce (2002); «Da ricco che era». La povertà cristiana (1999); L’ontologia implicita nell’“Action” (1893) di Maurice Blondel (1998).

Dario Edoardo Viganò è Direttore del Centro Televisivo Vaticano (CTV) e professore ordinario di Teologia della comunicazione presso la Pontificia Università Lateranense, dove è anche Direttore del Master in Digital Journalism (con Emilio Carelli). Insegna Linguaggi e mercati dell’audiovisivo alla LUISS “Guido Carli”, dove è membro del Comitato direttivo del Centre for Media and Communication Studies “Massimo Baldini”. È stato Presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo e Direttore della «Rivista del Cinematografo» dal 2004 al 2013, negli stessi anni anche Presidente della Commissione Nazionale Valutazione Film della CEI. Tra i suoi libri si ricordano: Telecamere su San Pietro (2013); I film studies (2013, con E. De Blasio); Etica del cinema (2013); Il Vaticano II e la comunicazione (2013); La maschera del potere. Carisma e leadership nel cinema (2012); Chiesa e pubblicità. Storia e analisi degli spot 8×1000 (2011); Dizionario della comunicazione (2009); Attraverso lo schermo. Cinema e cultura cattolica in Italia (2006, con R. Eugeni, 3 Voll.); Gesù e la macchina da presa (2005).

Titolo: Il fuoco e la brezza del vento – Cinema e preghiera
Autori: Dario Cornati e Dario Edoardo Viganò
Edizioni: San Paolo
Pagine: 120
Prezzo: 15 €

POESIA RELIGIOSA: PREMIO INTERNAZIONALE SAN SABINO

Posted onfebbraio 26, 2015 
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poesia

C’è tempo fino al 21 marzo – Giornata mondiale della poesia Unesco – per partecipare all’ottava edizione del Premio internazionale di poesia religiosa San Sabino, promosso dalla parrocchia Sacro Cuore di Gesù di Torreglia, Circolo Noi Associazione di Torreglia e La perla – Gruppo culturale. Il premio, biennale, è ispirato alla Pieve di San Sabino, antica chiesa di Torreglia (Padova) che custodisce al suo interno il sepolcro dell’abate, letterato e oratore, Giuseppe Barbieri (Bassano 1774-Torreglia 1852). Tema dell’edizione 2015, che si colloca all’interno di importanti anniversari, primo dei quali il 750° anniversario della nascita di Dante Alighieri (1265-1321), è “Parola e mistero”. Il riconoscimento prevede una sezione giovani (18-30 anni) e una adulti. Ogni singolo autore, di qualsiasi nazionalità, ha facoltà di presentare un massimo di due poesie inedite in lingua italiana o inglese, a tema spirituale-religioso, ciascuna preferibilmente entro i 30 versi. La premiazione è in programma il 30 maggio, ore 17.

Per informazioni e regolamento: http://teatroperla.it/premio-poesia/regolamento/

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